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Benvenuti in Italia

3 maggio 2011

Nel blog avevo creato la sezione Visti da lontano

forse è ora di creare quella Visti da vicino.

Governo Italiano - Il Presidente del Consiglio dei Ministri

Non credo ci sia nulla da aggiungere.

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Bin Laden, c’è poco da festeggiare

2 maggio 2011

02.05.2011 (da Peacelink.it)

Il leader di Al Qaeda è stato ucciso in un attacco di soldati americani.

Si trovava in Pakistan e non in Afghanistan.

Per dieci anni è stata condotta una guerra in Afghanistan talmente frustrante che Bush ha pensato di deviarla in Iraq con le conseguenze che sappiamo inventandosi un altro nemico: le armi di distruzione di massa di Saddam. Inesistenti.

Bin Laden

Obama raggiunge quello che doveva essere un obiettivo immediato delle prime settimane dell’azione militare cominciata nel 2001. Bin Laden sembrava un obiettivo a portata di mano e gli specialisti di guerra elettronica garantivano che sarebbe stato sufficiente individuarne il cellulare per ottenerne le coordinate satellitari e dirigere su di lui un missile “intelligente”. Siamo stati indotti a pensare che si sarebbe trattato non di una guerra ma di una missione rapida e mirata.

E invece è durata dieci anni la scia di sangue di questa guerra. Sono morti migliaia di soldati allo scopo non di "risolvere il problema" dell’Afghanistan ma di portarlo definitivamente fuori controllo.

Oggi l’Afghanistan è zona militare dei talebani e questo è un dato di fatto. L’uccisione di Bin Laden non lo potrà cancellare. La “morte festeggiata” in Occidente non farà certo smobilitare tutta la guerriglia che non dà tregua alle truppe americane e della Nato.

Adesso è il momento delle scelte.

O continuare nella strada della prosecuzione di una guerra che vedrà perdente Usa e tutta la Nato.

O approfittare di questo evento per cambiare rotta, senza sognare vittorie che non ci saranno e condannare altri giovani a morte certa.

Si è trattato infatti di una guerra sproporzionata che è stata “predicata” con l’obiettivo di neutralizzare Bin Laden ma che è stata “razzolata” con l’obiettivo di esplorare le risorse del sottosuolo dell’Afghanistan (verifica questa informazione).

“L’Afghanistan può diventare l’Arabia Saudita del litio”, ha dichiarato l’équipe di geologi del Pentagono. E’ stato svelato dal New York Times che nel nord dell’Afghanistan vi è una enorme sacca di giacimenti minerali valutata attorno a 1000 miliardi di tonnellate. Qualcosa di immenso e soprattutto di inedito. Vi è soprattutto il litio che serve ai telefonini, ai computer portatili, agli Ipod e a tutti i congegni elettronici del presente e del futuro. La nuova microenergia.

Tutto questo non è stato detto ai soldati che sono andati a morire e all’opinione pubblica che ha creduto in una missione "contro il terrorismo". Missione che è fallita, che ha visto aumentare la guerriglia anziché diminuire. Ora l’Afghanistan è un pantano e non sarà l’uccisione di Bin Laden che cambiera le sorti di una guerra ormai persa per gli Usa e per la Nato.

C’è poco da festeggiare.

Alessandro Marescotti.

***

Aggiungo una breve considerazione.

Nella dichiarazione ufficiale (guarda il video) Obama ha ricordato le oltre 3.000 vittime dell’11 settembre e i militari USA morti in Afghanistan.

E si è premurato di dire che non ci sono state vittime civili durante questa operazione (anzi, per usare i termini precisi, “si sono premurati di evitare vittime civili”).

Si è dimenticato di ricordare che in questa guerra che dura dal 2001, non sempre i civili hanno ricevuto queste attenzioni…

Soltanto nel primo anno di guerra, i morti civili dovuti ai bombardamenti USA sono stimati intorno ai 3.700…

Anche questa è Resistenza

25 aprile 2011

Anche questa è resistenza.

 

Ancora buon 25 aprile a tutti!

Resistenza

24 aprile 2011

da Wikipedia.org

Albert Kesselring, che durante il secondo conflitto mondiale fu il comandante delle forze armate germaniche in Italia, a fine conflitto (1947) fu processato e condannato a morte per i numerosi eccidi che l’esercito nazista aveva commesso ai suoi ordini (Fosse Ardeatine, Strage di Marzabotto e molte altre). Successivamente la condanna fu tramutata in ergastolo, ma egli venne rilasciato nel 1952 per le sue presunte gravi condizioni di salute. Tale gravità fu smentita dal fatto che Kesselring visse altri otto anni libero nel suo Paese, ove divenne quasi oggetto di culto negli ambienti neonazisti della Baviera.
Tornato libero, Kesselring sostenne di non essere affatto pentito di ciò che aveva fatto durante i 18 mesi nei quali tenne il comando in Italia ed anzi dichiarò che gli italiani, per il bene che secondo lui aveva loro fatto, avrebbero dovuto erigergli un monumento. In risposta a queste affermazioni Piero Calamandrei scrisse la celebre epigrafe, dedicata a Duccio Galimberti, “Lo avrai, camerata Kesselring…”, il cui testo venne posto sotto una lapide ad ignominia di Kesselring stesso, deposta dal comune di Cuneo, e poi affissa anche a Montepulciano, in località Sant’Agnese, a Sant’Anna di Stazzema, ad Aosta, all’ingresso delle cascate delle Marmore e a Borgo San Lorenzo, sull’antico palazzo del Podestà.

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Che la Resistenza non sia solo nei monumenti o nelle manifestazioni. Che torni nella nostra vita di tutti i giorni.

Buona festa della Liberazione a tutti!

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Stay satirical

17 aprile 2011

Vittorio Arrigoni lascia un insegnamento indelebile. Fatevi i cazzi vostri. (Umore Maligno)

Vittorio Arrigoni, attivista in favore dei palestinesi della striscia di Gaza, ucciso da un gruppo di salafiti. No, non sono ebrei ortodossi come speravate.

Vittorio denunciò gli orrori degli israeliani a Gaza. Per questo è stato smentito.

(Umore Maligno)

Nella striscia di Gaza è morto un pacifista. Di solitudine. (Spinoza.it)

Finalmente l’Italia conosce Arrigoni per ciò che ha fatto in Palestina: farsi ammazzare. (Umore Maligno)

Alcune brevi considerazioni.

Leggi tutto…

Partecip-azione

15 aprile 2011

Ecco alcune riflessioni assolutamente personali, su due avvenimenti assolutamente diversi e slegati fra di loro, ma che hanno trovato un filo conduttore comune nella mia testa.

***

Torino, collegio universitario "Verdi". E’ un collegio dell’EDISU, l’ente regionale per il diritto allo studio: uno dei più grandi, 210 posti letto. Ore 21.30, riunione nella sala studio. La riunione è organizzata dai rappresentanti degli studenti, che costituiscono il tramite fra i collegiali e i dirigenti EDISU (capostruttura, direttrice dei collegi, etc.). Ordine del giorno non impegnativo: alcuni cambiamenti per la borsa di studio dell’anno prossimo, eventuali problemi del collegio, organizzazione e coordinamento per la festa del collegio prevista per maggio.

All’inizio della riunione siamo in 4, più i 4 rappresentanti. Poi dopo mezz’ora arrivano altri 3, poi un altro ragazzo, a un certo punto vengono due ragazzi, fanno due parole e se ne vanno. Neanche 15 persone. Calcoliamo che in residenza ieri sera ci fossero 150 studenti. Contiamo che parte di questi non poteva venire per motivi importanti (esami, lavoro, varie ed eventuali). La percentuale dei presenti rimane comunque assolutamente ridicola.

Due considerazioni: sono riunioni in genere di circa mezz’ora – un’ora (un porzione del nostro tempo, direi, accessibile e sacrificabile), ed erano stati messi avvisi nell’ingresso, in ogni ascensore, sulle porte delle scale e delle cucine (era necessario impegnarsi per non esserne a conoscenza).

Nel pomeriggio e all’inizio della serata ho accennato ad alcuni amici che ho incontrato dell’incontro serale ("Ci vediamo poi stasera?"). Le reazioni vanno dal disinteresse dichiarato, a un bofonchiare vario, fino a chi mi ha guardato stupito da una simile proposta, perplesso, quasi imbarazzato data l’ovvietà della risposta ("No").

Forse sarò il solito politicante rompicoglioni. Però per me non è una questione retorica…

Il punto è mostrare (avere?) un minimo di interesse per il luogo in cui si abita, sia chi rimane 4-5 giorni a settimana, sia chi resta molti mesi di fila. Si trattava di scendere qualche piano di scale (per i pigri schiacciare il bottone dell’ascensore). Si trattava di vedersi in faccia, 50-100 ragazzi (anzi, studenti) che abitano nello stesso edificio, avevano gli stessi problemi con la caldaia nell’inverno e avranno lo stesso problema del trasferimento quando l’anno prossimo questo collegio chiuderà per ristrutturazione.

Si trattava di parlarsi, tutti insieme e di persona.

Forse gli argomenti non interessavano tutti. Probabilmente l’organizzazione della festa del collegio non è una questione fondamentale (anche se la festa riscuote ben altro successo). Forse tutti sanno già tutto su come cambierà il bando per la borsa di studio l’anno prossimo. O forse no.

Ed è per questo che, secondo me, l’aspetto centrale è il disinteresse. Quanti degli assenti avranno preso in considerazione la possibilità di scendere a fare un giro, anche solo 10 minuti per sentire cosa avevano da dire i rappresentanti? E quanti invece alle parole "riunione" e "rappresentanti" hanno immediatamente classificato il tutto come "noioso e soprattutto inutile"?

Mi amareggia un aspetto in particolare. Siamo un collegio universitario. Significa che siamo giovani. E che siamo studenti (quindi si suppone un certo livello di cultura). Quindi, il futuro.

Ma se il presente è questo qui, se oggi è questa la partecipazione dei giovani che studiano, se questo è l’interesse che hanno per il Luogo (inteso come edificio, ma non solo) dove vivono…

in quale futuro migliore possiamo sperare?

Altro che cosa pubblica, qui neanche la casa propria sembra essere importante.

***

E’ morto Vittorio Arrigoni, pacifista, attivista per i diritti umani in Palestina, giornalista. E’ stato ucciso da estremisti islamici, i motivi non sono ancora chiari.

L’Italia sta riscoprendo che c’è una Palestina e dei territori occupati. (La Libia è quasi eclissata… solo per un paio di giorni, però, non di più.)

L’Italia ha scoperto un giovane attivista innocente, perfetto per essere eroicizzato, contestato da alcuni, strumentalizzato da altri (leggi qui)… e presto dimenticato.

Questa mattina alle 8.30 circa 9.000 persone seguivano la pagina Facebook di Arrigoni. Alle 11, erano già 12.000. Ora arriviamo a più di 34.000, mentre scrivo continua ad aumentare e non accenna a fermarsi…

Chissà quanti hanno visto il suo blog per la prima volta oggi. I giornali e i Tg citano alcuni articoli, dando loro una visibilità che mai hanno avuto prima e mai avranno (ovviamente solo quelli che parlano del Medio-Oriente, non pensano proprio di far vedere quelli critici verso Berlusconi).

Ci sentiamo tutti partecipi. Del suo attivismo. Del dolore della famiglia. Parte di noi si sentono partecipi della causa per cui si batteva. Altri no (http://www.ilfoglio.it/soloqui/8532).

Eppure, lo ammetto, non sapevo chi fosse prima di questa mattina.

Lo ammetto, sono uno di quelli che ha messo "Mi piace" alla sua pagina Fb. Ho scoperto anche io il suo blog per la prima volta.

E ti viene da chiederti: ha senso? Iniziare a partecipare, nel senso di essere parte (sia pure solo passiva come lettore) del suo attivismo e del suo giornalismo, ora che è finito?

Per di più, stando dietro allo schermo di un computer con le mani su una tastiera.

Non ha senso. Dobbiamo morire per farci ascoltare?

Non ha un senso.

Forse, provare a darne uno è l’unica cosa che ci può salvare.

"Vittorio Arrigoni è l’ennesima vittima civile della guerra e della logica della guerra. Da anni Vittorio era un testimone delle violazioni dei diritti umani nei Territori Occupati e lavorava per affermare il diritto della popolazione civile dei Territori a vivere, e a vivere con dignità. La sua uccisione ci lascia sgomenti. Quello che possiamo e dobbiamo fare, adesso, è non dimenticarci di lui e del suo lavoro, anche quando la notizia della sua morte sarà scomparsa dai giornali. La pratica dei diritti umani, violati ogni giorno nella maggior parte del mondo, è l’unico modo per uscire dalla logica della guerra. Quella logica che toglie vita e dignità ai cittadini del mondo, dai Gaza a Tel Aviv, da Kabul a Misurata, da Haiti a Lampedusa. La stessa logica che ha ucciso Vittorio." (Comunicato stampa di Emergency del 15.04.2011)

E’ ormai retorico concludere così, però…

dopo aver letto il suo blog, sento veramente un grande desiderio di famiglia umana.

Cerchiamo davvero di non dimenticarci di lui fra una settimana, quando non sarà più di moda pubblicare i suoi link su Fb, quando avremo rimosso questa emotività collettiva, questa idolatria politicamente corretta. Possiamo concretizzare qualcosa, oltre a non dimenticare? Forse.

Tentiamo, almeno un pochino.

Tentiamo di rimanere umani e non bestie emotive con la memoria corta.

Un rivoluzione di esempio

12 febbraio 2011

12 febbraio 2011 – Majed Kayyali (al-Hayat). (tradotto da Susanna Valle per PeaceLink.it)

La rivoluzione del popolo egiziano è stata una completa sorpresa, per il governo ed i partiti di quel Paese, ma anche per gli altri governi arabi e non arabi coinvolti, tra i quali Israele. Tuttavia questa rivoluzione è stata una sorpresa anche per le élite attive in politica, in Egitto e nel mondo arabo, colte di sorpresa in maniera del tutto inaspettata.

Quando è troppo, è troppo: 30 anni di corruzione, 10 differenti governi, un presidente, 80 milioni di sofferenti.

In ogni caso, con ogni probabilità la rivoluzione ha sorpreso anche i giovani che l’hanno innescata, e che non sapevano che il grido da loro lanciato, in favore della libertà e della dignità, avrebbe ribaltato lostatus quo nel Paese, e dato una scossa alla situazione stagnante nella quale si trova l’Egitto, come forse anche gli altri Paesi arabi.

Ma la sorpresa totale in questa rivoluzione è rappresentata dal fatto che essa non si è svolta come al solito, come tipicamente avvengono le rivoluzioni nel mondo, dalla rivoluzione francese a quella bolscevica, ma essa ha tracciato un percorso con delle varianti ad esso peculiari. Sembra che tale diversità abbia suscitato svariati interrogativi e sia stata messa in discussione tra i nostri osservatori ed ‘analisti strategici’, tra quelli che sono soliti proporre dei modelli e delle categorie e tra quelli che, nell’intento di semplificare, applicano categorie ideologiche e rivoluzionarie agli orizzonti del mondo arabo.

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