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Osama Bin Laden e i diritti umani

8 maggio 2011

05.05.2011 (da Peacelink.it)

di Greg Barns, avvocato ed ex consulente del Partito Liberale. Tradotto da Antonella Recchia per PeaceLink.

L’uccisione di Bin Laden non è avvenuta nel fuoco della battaglia, o come atto di legittima difesa da parte degli americani. Al contrario, è avvenuta nel corso di un raid perfettamente eseguito dai militari americani e dal personale di sicurezza. 

Gli americani avevano a disposizione una limpida alternativa all’uccisione di Bin Laden, avrebbero potuto catturarlo, interrogarlo e poi, se ci fossero state sufficienti prove, imputargli tutta una serie di gravi reati.Uccisione di Bin Laden
Si sarebbe potuto processare Bin Laden secondo la legge, con la concessione di tutti gli strumenti cui ogni essere umano ha diritto per difendersi contro accuse di reato.
Approvando l’uccisione mirata o l’assassinio di Bin Laden ad opera degli USA, i leader politici nazionali come Julia Gillard o Tony Abbot stanno essenzialmente dicendo che le Convenzioni di Ginevra e gli strumenti internazionali a tutela dei diritti umani possono essere messi da parte a seconda delle circostanze politiche. Le Convenzioni di Ginevra che regolano la materia dei conflitti armati, esplicitamente affermano che il diritto umanitario internazionale è da applicarsi in questo tipo di conflitti. Ciò significa che gli stati non possono andare in giro ad ammazzare le persone semplicemente perché le ritengono dei terroristi. A queste persone deve essere accordato un giusto processo.

Per questo motivo Amnesty International, nel 2005, espresse disapprovazione nei confronti dell’uccisione da parte della CIA di Haitham al-Yemeni, presunto leader terrorista in Pakistan. Amnesty sosteneva che gli americani avevano compiuto un’esecuzione extragiudiziale, in violazione del diritto internazionale. E che gli USA e il Pakistan avrebbero dovuto cooperare per arrestare Haitham al-Yemeni anziché ucciderlo.

La stessa analisi può essere applicata all’uccisione di Bin Laden. Non è una scusa valida sostenere che Bin Laden è un caso particolare e che è il simbolo dell’11 settembre e pertanto non è detentore di nessun diritto umano.

[Amnesty International si è pronunciata anche sulla morte di Bin Laden (in data 5 maggio, quindi 2 giorni dopo la pubblicazione di questo articolo), con un comunicato stampa: “Alcune domande sull’operazione contro Osama Bin Laden”. NdB (Nota del Blogger)]

Clive Williams, esperto di lotta al terrorismo scrive oggi sui media di Fairfax che concedere a Bin Laden un processo sarebbe stato come dargli un trampolino per la sua propaganda, e che questo fatto giustifica la sua uccisione. Questo argomento è profondamente viziato. L’esperienza dei tribunali e delle corti di giustizia nel trattare i presunti criminali di guerra e coloro che sono accusati di atti di terrorismo e di violazioni dei diritti umani, dimostra il contrario. I tribunali hanno il pieno controllo delle procedure e quando gli imputati cercano di usare questi fori per i loro scopi politici o ideologici viene generalmente prestata loro poca attenzione. Basta chiedere all’ex uomo forte di Serbia Slobodan Milosevic.

La morte di Bin Laden non porrà  fine all’attività  terroristica – c’è da molti secoli e continuerà  ad esserci per molti altri ancora. Ma ciò che invece comporterà è lo scardinamento dei principi del diritto e della tutela dei diritti umani. Tutti, sì, tutti, hanno diritto ad un giusto processo e ad essere trattati con dignità  e rispetto. Quando si tortura il nemico o lo si ammazza a sangue freddo semplicemente si disumanizza il mondo in cui viviamo. Non bisogna farneticare irragionevolmente o battersi il petto per la morte di Bin Laden ma è necessario un esame di coscienza per comprendere come sia facile mettere da parte i nobili e fondamentali principi di umanità  e giustizia quando c’è un voto in ballo o quando viene dato sfogo alla vendetta primitiva da parte dei nostri leader.

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