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Fini sì, Fini no

9 settembre 2010

In questi giorni ferve la discussione sul ruolo di Fini, se stia mancando ai doveri della sua carica, se dovrebbe dimettersi, o se il Parlamento dovrebbe sfiduciarlo.
Ho letto molte opinioni in questi giorni, e ho deciso di condividerle con voi insieme ad alcune riflessioni.

  • Cicchitto afferma che si ha un problema di incompatibilità, fra ruolo istituzionale e figura politica: Fini comportandosi da leader di partito perde i requisiti per essere considerato super partes.
  • Il problema non è semplicemente l’interesse per il dibattito politico, e neppure il fatto che Fini non è succube del governo (il presidente della Camera, per essere imparziale, deve anche ascoltare le posizioni e le richieste dell’opposizione): quello che non funziona è che Futuro e Libertà è un gruppo attivo nel contrastare l’operato del governo.
  • E’ vero che in passato altri presidenti della Camera sono stati leader politici (si pensi a Casini o a Bertinotti), ma si erano astenuti dalla critica aperta al governo e si erano dimessi da dirigenti dei loro partiti (Fini invece è la figura di riferimento di FL).
  • C’è inoltre chi afferma che è necessario superare la forma per affrontare la sostanza. Tradotto: è vero che non si possono chiedere le dimissioni di Fini, perchè non è previsto nella Costituzione (forma); però il dato reale è che Fini si sta opponendo a questo governo (sostanza), e le dimissioni sarebbero un atto di responsabilità, non dovuto, ma forse opportuno.
  • Infine, Il giornale e Libero continuano a insistere sull’affaire della casa di Montacarlo, sostenendo che fino a quando restano queste ombre sulla reputazione di Fini non può affrontare con serenità il suo ruolo di presidente imparziale.

Ecco invece alcune opinioni differenti.

  • “Cicchitto: ‘Fini rifletta sull’incompatibilità del suo doppio ruolo’. L’espressione ‘conflitto d’interessi’ era sulla carta Taboo.” (Spinoza.it)
  • In passato era consuetudine lasciare la presidenza della Camera a un esponente dell’opposizione.
  • Per quanto riguarda Bertinotti e Casini, anche se si erano dimessi dai loro ruoli nel direttivo dei partiti, rimanevano chiaramente le figure di riferimento dell’elettorato di Rifondazione Comunista e dell’UDC. E quando Bertinotti non risparmiò le critiche all’allora governo Prodi (“un fallimento”) nessuno gridò allo scandalo, nè per contestare il ruolo politico di Bertinotti in queste dichiarazioni (affini a quelle di Fini sulla morte del Pdl), nè per scomodare il Quirinale, come hanno pensato di fare Bossi e Berlusconi.
  • Un ultimo esempio, infine, è Cossiga, definito il “picconatore” pur rappresentando la massima carica dello stato, quella imparziale per definizione.
  • Fini non è più super partes? Come afferma lui stesso durante l’intervista al TgLa7, l’essere imparziale o meno si dimostra nello svolgimento dei lavori parlamentari. “Il Presidente rappresenta la Camera. Assicura il buon andamento dei suoi lavori, facendo osservare il Regolamento, e dell’amministrazione interna. […] In applicazione delle norme del Regolamento, il Presidente dà la parola, dirige e modera la discussione, mantiene l’ordine, pone le questioni, stabilisce l’ordine delle votazioni, chiarisce il significato del voto e ne annunzia il risultato.” (dal Regolamento della Camera dei Deputati) Solamente se tradisse a questi suoi compiti, sarebbe legittimo chiedere le dimissioni. E per ora ciò non è avvenuto.
  • Della stessa opinione è Stefano Rodotà: il presidente della Camera non è il garante dell’attuazione del programma di governo, anzi! Il Parlamento ha la funzione di organo di controllo dell’attività governativa (non per niente con il voto si eleggono i parlamentari, l’espressione della volontà popolare).
  • Non dobbiamo dimenticare che non sono previste le dimissioni del presidente della Camera da nessuna parte per nessun motivo, appunto per mettere questa figura istituzionale al riparo da pressioni (da qualunque parte provengano). Nel diritto, la forma ha la sua importanza: l’assenza della possibilità di sfiducia al presidente Fini (forma), si concretizza nella sostanza come impossibilità di fare pressioni su di lui per condizionare il suo operato. E non è poco.
  • Un’altra considerazione di Rodotà: “è una tecnica ben conosciuta in politica, quella di inventarsi un nemico interno o esterno per distogliere l’attenzione dalle difficoltà reali. Prigioniera di scandali gravi, falcidiata dalle inevitabili dimissioni di due ministri, sconfitta in Parlamento su questioni come quella della legge bavaglio, incrinata nel collante finora rappresentato dal potere assoluto di Berlusconi, la maggioranza uscita vittoriosa dalle elezioni del 2008 sfugge alla resa dei conti politici e dirige il fuoco mediatico su Gianfranco Fini, concentrato di tutti i mali, sì che, una volta caduta la sua testa, si tornerebbe nel migliore dei mondi”.
  • Per concludere: nessuno nega che la questione della casa a Montecarlo di Fini sia da chiarire, la magistratura deve portare a termine il suo percorso di indagine. Ma forse occorre ricordare a Belpietro e a Feltri alcune decine di argomenti scottanti mai affrontati che riguardano direttamente Silvio Berlusconi. Viene da dire: “da che pulpito…”.

E voi? Che ne pensate? Fini si dovrebbe dimettere o no? Quale fra queste opinioni vi convince di più??

Esprimetevi!

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2 commenti leave one →
  1. 10 settembre 2010 10:43

    Non penso che sia tanto una questione di pareri , quanto di leggi e di regolamenti. E di regole, se vogliamo. Il Presidente della Camera dei Deputati non ‘appartiene’ ad alcuna maggioranza. Quanto all’essere uomo ‘di partito’, viene quasi da sorridere: Forse Casini o Bertinotti non lo erano?
    Tutto questo è un palese tentativo di forzare la mano al Presidente della Repubblica e di scardinare le nostre già traballanti istituzioni.
    Il Presidente della Camera se ne va quando vengono sciolte le camere.
    Punto.

    Pierluigi Ubezio

  2. 10 settembre 2010 23:17

    Fini non si oppone a questo governo, ma al modo di condurre questo governo da parte di Berlusconi. Non credo che Fini conduca questa battaglia perché sia impazzito o si sia spostato a sinistra, ma semplicemente perché ha iniziato le grandi manovre per conquistare l’egemonia nell’area di centrodestra. Non ha nessuna intenzione di far cadere il governo, ma nemmeno di rassegnarsi a un ruolo succube al capo. Deve agire per tempo onde evitare che la sinistra si riorganizzi intorno a valori e a un programma alternativi credibili (bontà sua!!!) capaci di riconquistare la maggioranza dell’elettorato quando finirà la supremazia di Berlusconi (prima o poi…). Aveva espresso questo timore fin da quando era nato il PD, che aveva preso sul serio.
    Non avendo tempo da perdere deve agire in modo un po’ anomalo rispetto al suo ruolo istituzionale, ma la “forma” gli permette di mantenersi in sella. Raccoglie bandiere della tradizione di destra (ordine, Nazione…) e cerca di sottrarne al centrosinistra (processo breve, laicità, regolarizzazione degli immigrati che si comportano bene, unioni di fatto…), rinvia a tempi migliori scelte più scottanti come il presidenzialismo o la questione energetica.
    L’amara realtà per tutti noi, comuni mortali lontani dall’Olimpo, è che queste manovre, che impegnano i generali dei numerosi piccoli eserciti, permettono a lorsignori di evitare di affrontare in concreto i problemi concreti. Che si fa per l’istruzione e la ricerca? Come si contrasta l’evasione fiscale? Come si sradicano le mafie? Che tipo di sviluppo si vuol perseguire dopo la lezione della crisi? Ecc. ecc. Loro giocano a scacchi, non vanno in cassa integrazione, i tecnici e i funzionari dei ministeri gestiscono l’esistente, possibilmente senza scontentare nessuna clientela; industriali, finanzieri, alti prelati, assoni, mafiosi faranno i loro giochi, che tanto non ci è possibile conoscere e noi spettatori ci appassioniamo alla discussione politica, ma al bar … o nei forum, me compreso hic et nunc.

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