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Questo blog si è estinto

29 aprile 2012

Caro lettore occasionale,
questo blog si è estinto naturalmente. Dopo l’entusiasmo iniziale e un certo periodo di attività a velocità di crociera, le macchine hanno iniziato a faticare e incepparsi, fino a quando si sono fermate irrimediabilmente.
Un processo di estinzione naturale per mancanza di voglia. 🙂

Qualche tempo fa ho deciso di ricominciare, e sono ripartito con una nuova avventura su WordPress, questo volta un blog più personale: Qualcosa d’interessante – benguitar90.wordpress.com.

Spero avremo occasione di rivederci lì.

Buon tutto
Benguitar90

Il circo della farfalla

30 luglio 2011
Il circo della farfalla

 

Questo video si sposta un po’ dai contenuti abituali di questo blog…

Ma è così bello che avevo bisogno di condividerlo. Si tratta di un cortometraggio in inglese, con i sottotitoli in italiano.

Facciamolo girare.

Morti distratte

2 luglio 2011

Articolo pubblicato anche su Peacelink.it a questo link.

Oggi, sabato 2 luglio 2011, è morto un altro militare italiano in missione (di pace?) in Afghanistan. Tutti i principali giornali italiani riportano immediatamente la notizia sulla prima pagina delle edizioni online.

Cerco su Wikipedia informazioni sulle morti sul posto di lavoro, le “morti bianche”. Non ne trovo di significative, la pagina “Caduti del lavoro” è poco chiara e non aggiornata.

Trovo altrove le informazioni che cercavo: nel 2010, 980 persone hanno perso la vita sul posto di lavoro, senza contare gli invalidi e gli incidenti meno gravi. E questi numeri vengono pure presentati come “dati record”, da festeggiare: per la prima volta in Italia, meno di 1000 incidenti mortali in un anno. Eppure, se la matematica non mente, siamo davanti a una media di 2,6 morti al giorno.

La pagina sui militari morti in servizio, invece, su Wikipedia la trovo. Nel 2010 sono deceduti 13 militari, tutti in Afghanistan.

Il rapporto è di 1 : 75.

Davanti alla morte, i singoli individui sono tutti uguali. Non possiamo stabilire delle gerarchie fra i morti, dire se era meglio la persona che di mestiere faceva il metalmeccanico rispetto a quella che lavorava come alpino.

Non si può però ignorare che l’attività del soldato presenta intrinsecamente il rischio di morire. Se sei pagato per sparare, è possibile che qualcuno ne sia contrariato, e voglia spararti contro. Anche se tu spari per proteggere degli innocenti, la pace o la democrazia.

E’ un rischio che corri, e il tuo stipendio calcola anche questo. Ne sei consapevole, fin dall’inizio.

Per un operaio non è così. La morte non è una delle variabili previste, né dal tuo contratto, né dal tuo stipendio.

Per questo sono convinto che la morte di una persona sul posto di lavoro civile sia più inaccettabile della morte di un militare in servizio (sottolineo – giusto per evitare fraintendimenti – che ho detto “più inaccettabile”, e non “spero che i militari muoiano tutti”).

Per questo mi arrabbio quando tutti i media danno la notizia di un militare morto. Perché penso a tutti i civili di cui non abbiamo saputo niente, morti in un contesto lavorativo che non prevedeva dal contratto la possibilità di morire.

Mi arrabbio con i media stessi.  O forse dovrei interrogarmi sul perché queste notizie non fanno audience, e quelle sì?

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***

A proposito dei nostri media.

Da qualche tempo, ogni anno spunta una nuova emergenza sanitaria. Quest’anno è il turno del batterio killer.

Dopo mesi di allerta, (quasi) panico, danni enormi all’agricoltura… contiamo 48 vittime.

Secondo i dati dell’Unicef, nel 2008 sono morti 26.000 bambini al giorno, per un totale di quasi 10.000.000 in un anno. Un cifra che non possiamo neppure immaginare. Di questi, il 17% è morto per la diarrea. Tradotto in numeri, oltre 1.500.000 di bambini all’anno. Più di 4000 bambini al giorno. Al giorno. Solo per la diarrea.

Eppure, al Tg, sui giornali si parla del cetriolo fatale, e se la colpa sia del letame biologico o meno.

Quando arrivano cifre di questo tipo, siamo sovrastati. Non riusciamo nemmeno a immaginare cosa vuol dire 4000 bambini. Vuol dire 3 bambini al minuto, solo per la diarrea.

E cosa ne facciamo di questi numeri, dati, informazioni? Niente. Cos’altro potremmo fare? Siamo sopraffatti.

Non siamo più capaci di indignarci, ma questo è un problema già consolidato. Ora scopriamo di non riuscire nemmeno a preoccuparci, se queste situazioni non ci toccano da vicino. L’unica soluzione è ignorare. Anzi, rimpiazzare.

Per questo abbiamo i nostri media: ci forniscono preoccupazioni ad hoc, in modo da non perdere l’allenamento alla paura, per vivere stressati al punto giusto, stressati da quello che decidono loro.

Problemi finti: è molto più probabile ammalarsi di cancro per colpa dell’inquinamento ambientale, o di morire in un incidente automobilistico. Noi (o il Tg al posto nostro) pensiamo invece al cetriolo killer. E alle 48 vittime (e non ai 3 bambini al minuto che muoiono per la diarrea).

Come vendere la mamma

18 maggio 2011

Venderesti mai tua mamma?

Seguili anche su Fb: http://www.facebook.com/vendesimamma

“Grazie, Alpini!” Grazie??

9 maggio 2011

Dopo 3 giorni di Adunata Nazionale degli Alpini a Torino, voglio condividere alcune riflessioni.

Premetto che in questo post cercherò di contenere le mie idee antimilitariste, non parlerò di tagli ai bilanci militari, di banche armate, di disarmo, di pacifismo e non violenza. Partiamo dal presupposto che lo Stato italiano ha bisogno di un esercito per la difesa (Art. 11 e e Art. 52 della Costituzione italiana). Su questa affermazione potremmo discutere a lungo, ma per ora mi interessa focalizzarmi altrove.

Sorvoliamo sul blocco delle strade per la parata: non è coerente da parte mia lamentarmi degli alpini e accettare serenamente la viabilità modificata per il Giro d’Italia.

Cerchiamo di non pensare troppo ai cori che ho sentito molto spesso nelle vie torinesi (“Bevo, bevo, …”, “L’acqua fa male, …”), che fanno riflettere sui motivi che spingono a partecipare ad un raduno (semplice cameratismo, o alcolismo represso?).

 Quello che mi colpisce profondamente è il diffuso militarismo che si respirava insieme allo smog torinese.

  • Una folla di persone che applaude per ore signori di varie età (mediamente avanzata) che sfilano (una parata interminabile) con il cappello da alpino.
  • Bambini che sono incitati dalle mamme a salutare e gridare: “Viva gli alpini!”.
  • Urla e incitamenti vari: “Grazie, alpini!”. (Grazie?? Ma di cosa?)
  • Un carro armato in piazza Castello (!) con due militari in divisa per fare le foto con i bambini che lo desiderano (!!).

Calma, ragioniamo.

Cosa hanno fatto di particolare queste persone? La maggior parte di loro ha prestato servizio militare in anni in cui non eravamo in guerra, i confini erano tranquilli e c’era la leva obbligatoria (considerata l’età, la percentuale di coloro che hanno fatto la guerra dev’essere realmente minima).

Perché tutta questa riconoscenza?

Un’altra considerazione. Va bene, l’esercito serve per la difesa. In ogni caso, il ruolo del soldato è quello di uccidere (prima che altre persone addestrate a uccidere facciano lo stesso con lui). Sarà anche necessario… ma dobbiamo andarne così fieri? Perché tutto questo orgoglio, a livello ufficiale e popolare?

Quali generazioni future (e presenti) prepariamo portando i carri armati in piazza per i bambini?? Quali valori trasmettiamo con una parata militare? “Uccidere è bello”? “Vieni a sparare con noi”?

Mi viene detto: “Loro hanno servito la patria, e noi gli tributiamo il nostro ringraziamento”.

Se questa è la motivazione, allora esigo che ci sia l’adunata nazionale, la sfilata e gli applausi della gente anche per:

  • i volontari del Servizio Civile Nazionale;
  • i Vigili del Fuoco;
  • la Guardia di Finanza;
  • i volontari della Protezione Civile;
  • i medici e lo staff medico della nostra sanità pubblica;
  • gli assistenti sociali;
  • gli insegnanti;
  • le persone che fanno volontariato.

Insomma: tutti coloro che servono la patria senza dover imbracciare un’arma, e che oltre a servire la patria, servono anche la causa della pace.

Osama Bin Laden e i diritti umani

8 maggio 2011

05.05.2011 (da Peacelink.it)

di Greg Barns, avvocato ed ex consulente del Partito Liberale. Tradotto da Antonella Recchia per PeaceLink.

L’uccisione di Bin Laden non è avvenuta nel fuoco della battaglia, o come atto di legittima difesa da parte degli americani. Al contrario, è avvenuta nel corso di un raid perfettamente eseguito dai militari americani e dal personale di sicurezza. 

Gli americani avevano a disposizione una limpida alternativa all’uccisione di Bin Laden, avrebbero potuto catturarlo, interrogarlo e poi, se ci fossero state sufficienti prove, imputargli tutta una serie di gravi reati.Uccisione di Bin Laden
Si sarebbe potuto processare Bin Laden secondo la legge, con la concessione di tutti gli strumenti cui ogni essere umano ha diritto per difendersi contro accuse di reato.
Approvando l’uccisione mirata o l’assassinio di Bin Laden ad opera degli USA, i leader politici nazionali come Julia Gillard o Tony Abbot stanno essenzialmente dicendo che le Convenzioni di Ginevra e gli strumenti internazionali a tutela dei diritti umani possono essere messi da parte a seconda delle circostanze politiche. Le Convenzioni di Ginevra che regolano la materia dei conflitti armati, esplicitamente affermano che il diritto umanitario internazionale è da applicarsi in questo tipo di conflitti. Ciò significa che gli stati non possono andare in giro ad ammazzare le persone semplicemente perché le ritengono dei terroristi. A queste persone deve essere accordato un giusto processo.

Per questo motivo Amnesty International, nel 2005, espresse disapprovazione nei confronti dell’uccisione da parte della CIA di Haitham al-Yemeni, presunto leader terrorista in Pakistan. Amnesty sosteneva che gli americani avevano compiuto un’esecuzione extragiudiziale, in violazione del diritto internazionale. E che gli USA e il Pakistan avrebbero dovuto cooperare per arrestare Haitham al-Yemeni anziché ucciderlo.

La stessa analisi può essere applicata all’uccisione di Bin Laden. Non è una scusa valida sostenere che Bin Laden è un caso particolare e che è il simbolo dell’11 settembre e pertanto non è detentore di nessun diritto umano.

[Amnesty International si è pronunciata anche sulla morte di Bin Laden (in data 5 maggio, quindi 2 giorni dopo la pubblicazione di questo articolo), con un comunicato stampa: “Alcune domande sull’operazione contro Osama Bin Laden”. NdB (Nota del Blogger)]

Clive Williams, esperto di lotta al terrorismo scrive oggi sui media di Fairfax che concedere a Bin Laden un processo sarebbe stato come dargli un trampolino per la sua propaganda, e che questo fatto giustifica la sua uccisione. Questo argomento è profondamente viziato. L’esperienza dei tribunali e delle corti di giustizia nel trattare i presunti criminali di guerra e coloro che sono accusati di atti di terrorismo e di violazioni dei diritti umani, dimostra il contrario. I tribunali hanno il pieno controllo delle procedure e quando gli imputati cercano di usare questi fori per i loro scopi politici o ideologici viene generalmente prestata loro poca attenzione. Basta chiedere all’ex uomo forte di Serbia Slobodan Milosevic.

La morte di Bin Laden non porrà  fine all’attività  terroristica – c’è da molti secoli e continuerà  ad esserci per molti altri ancora. Ma ciò che invece comporterà è lo scardinamento dei principi del diritto e della tutela dei diritti umani. Tutti, sì, tutti, hanno diritto ad un giusto processo e ad essere trattati con dignità  e rispetto. Quando si tortura il nemico o lo si ammazza a sangue freddo semplicemente si disumanizza il mondo in cui viviamo. Non bisogna farneticare irragionevolmente o battersi il petto per la morte di Bin Laden ma è necessario un esame di coscienza per comprendere come sia facile mettere da parte i nobili e fondamentali principi di umanità  e giustizia quando c’è un voto in ballo o quando viene dato sfogo alla vendetta primitiva da parte dei nostri leader.

Alcune domande sull’operazione contro Osama bin Laden

5 maggio 2011

05.05.2011 (da www.amnesty.it)

Amnesty International ha chiesto alle autorità statunitensi e pakistane di fare chiarezza su alcuni  aspetti dell’operazione di Abbottabad nella quale Osama bin Laden è stato ucciso.
In particolare, l’organizzazione per i diritti umani ha chiesto informazioni sullo status e sul luogo in cui si trovano coloro che erano con bin Laden e sulle circostanze della sua uccisione.657575-logo-amnesty-international

Vogliamo informazioni dalle autorità statunitensi e  pakistane su quante persone erano nel complesso al  momento dell’operazione, cosa è accaduto loro e nello  specifico qual è lo status dei sopravvissuti e dove si  trovano” – ha dichiarato Claudio Cordone di Amnesty  International. 
Secondo i resoconti attribuiti a funzionari dell’intelligence pakistana, 18 persone erano nel complesso con bin Laden al momento dell’attacco statunitense.
Funzionari degli Usa hanno riferito che cinque persone sono state uccise e due donne ferite – una delle quali è stata identificata come moglie di bin Laden – e che al termine dell’operazione queste sono state lasciate nel complesso insieme ad almeno sei bambini.

Il 3 maggio, il direttore della Cia Leon Panetta ha detto che le forze statunitensi avevano la piena autorizzazione di uccidere Osama bin Laden ma che, se si fosse arreso, avrebbero potuto catturarlo.
La Casa Bianca ha riferito che Osama bin Laden era disarmato ma ha opposto resistenza alla cattura.

Visto che non era armato, non è chiaro come abbia opposto resistenza all’arresto e se sia stato fatto un tentativo di catturarlo piuttosto che ucciderlo” – ha dichiarato Cordone. “Secondo Amnesty International, le forze statunitensi avrebbero dovuto tentare di prendere Osama bin Laden vivo, al fine di condurlo dinanzi a un tribunale, se era disarmato e se non rappresentava una minaccia immediata”.

Osama bin Laden ha rivendicato la responsabilità di atti di terrorismo equivalenti a crimini contro l’umanità e ha ispirato altri a commetterne. I responsabili di questi atti devono essere portati dinanzi alla giustizia secondo modalità in linea col diritto internazionale.

***

Come possiamo distinguere i cattivi dai buoni?

Loro uccidono in nome dei loro ideali… noi in nome delle democrazia e della sicurezza nazionale… (in Libia, in Iraq, in Afghanistan, in Pakistan, etc.)

Che cosa ci rende migliori di loro?